20, Giugno, 2007
Walter Soccetti
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L’ ecstasy o MDMA è una anfetamina sintetizzata per la prima volta nel 1912 dai laboratori Merck dagli spiccati effetti psichedelici, anche se non propriamente allucinogeni. Essa differisce dalla MDA soltanto per la presenza di un gruppo metossilico nella molecola. Si tratta di un composto semisintetico ottenuto dal safrolo, uno degli olii essenziali presenti nel sassofrasso, nella noce moscata, nella vaniglia, nella radice di acoro, e in diverse altre spezie vegetali. La MDMA ha conquistato popolarità soltanto a partire dagli anni ‘80, come farmaco psicoteraupetico, grazie alla sua ritenuta capacità di abbassare lo stato di ansia e di resistenza psichica dei soggetti, nonchè di produrre una sensazione di calma e serenità.
Fino al momento in cui venne messa al bando (1 luglio 1985), la MDMA è stata impiegata negli Stati Uniti nelle così dette “terapie di coppia”, come strumento enfatizzante con il quale affrontare, in apparenza più facilmente, i “nodi” dei rapporti di coppia, con la mediazione e supervisione di un analista. Negli anni passati ha gradualmente conquistato una grande popolarità come “club drug” o droga da discoteca, a causa dei suoi effetti stimolanti ed empatogeni. Negli ultimi anni, negli Stati Uniti e in Europa il consumo dalla MDMA è aumentato in maniera considerevole, diffusa nei rave party così come nelle discoteche.
In queste situazioni la MDMA è presente assieme ad altre fenetilamine psicoattive, o a sedativi, o anche l’LSD. La farmacologia e la tossicologia di simili miscugli è pressochè ignota. Viene generalmente venduta in pastiglie, la cui composizione è spesso incognita e nelle quali manca a volte il principio attivo, sostituito con composti analoghi od inerti, raramente in polvere da inalare.
Si tratta di una sostanza a prevalente azione agonista sui siti serotonergici. Similmente a quanto accade nell’azione degli antidepressivi SSRI, essa inibisce la ricaptazione della serotonina (5-idrossitriptamina), neurotrasmettitore coinvolto nell’azione di altre droghe ad azione psichedelica (come l’LSD e la psilocibina), e ne stimola la produzione nel citoplasma neuronale, similmente a quanto accade per le amfetamine nei confronti della dopamina. Mostra inoltre una spiccata affinità per i siti muscarinici, 5-HT2, adrenergici e istaminici. Causa, infine, il rilascio di dopamina, ritenuto centrale ai fini della accertata neurotossicità della sostanza.
Effetti:
- Esaltazione dell’umore;
- Stimolazione del sistema nervoso;
- Spiccati sentimenti d’empatia;
- Nistagmo;
- Diminuzione dell’appetito;
- Aumento della temperatura corporea;
- Senso di felicità;
- Acidità di stomaco;
- Amore verso le altre persone, anche sconosciute;
- Perdita del controllo della mascella;
Gli ‘effetti neurotossici’, sia acuti che a lungo termine dipendono dal dosaggio, e variano in base all’impiego di dosi singole o multiple.
Effetti acuti (entro 24 ore):
- Diminuzione rapida dei livelli di 5-idrossitriptamina (5-HT) e di acido 5-idrossiindolacetico (5-HIAA) secodario al rilascio di 5-HT;
- Diminuzione dell’attività della triptofanoidrossilasi (TPH);
- Interazioni micromolari con numerosi recettori per i neurotrasmettitori;
- Ritorno dei normali livelli di idrossindoli entro 24 ore;
Effetti a lungo termine (superiori alle 36 ore):
- Diminuzione lenta ma persistente di 5-HT e 5-HIAA dopo il recupero iniziale;
- Persistenza della dimunuzione dell’attività della TPH;
- Diminuzione della densità dei terminali serotoninergici;
- Prevenzione delle variazioni da parte degli inibitori della captazione di 5-HT;
- Recupero lento (anche mesi) di alcuni parametri;
Il dosaggio, estremamente soggettivo, varia dai 75 ai 150 mg assunti per via orale. I primi sintomi fisici si manifestano entro 30-60 minuti dall’assunzione e comprendono dilatazione della pupilla, leggera nausea e leggero stordimento. Gli effetti più marcati si presentano dopo circa un’ora e mezza dall’assunzione. L’MDMA viene assunta comunemente in cristalli o pastiglie. La dose media per un effetto duraturo (almeno 3/4 ore) è di 0.2 grammi.
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