20, Giugno, 2007
Walter Soccetti
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Cannabis è il nome della pianta da cui derivano le “droghe”, conosciute nella cultura occidentale coi nomi di hashish e marijuana. Dal punto dì vista strettamente botanico. esistono tre specie dì cannabis : la cannabis indica (che cresce in Asia), la cannabi sativa (che cresce in America ed Europa), la cannabis ruderalis (in Siberia e Russia). In generale, è più usata la classificazione della cannabis in due varietà:
cannabis indica, che cresce spontaneamente nei paesi del sud, è alta circa un metro, ha un fogliame fitto ed è ricca di resina, cannabis sativa, che cresce nei paesi del nord, è alta fino a sei metri ed ha un fogliame più rado.
La cannabis sativa (canapa) è stata usata per secoli per la produzione di tessuti, di fibre, di carta. I semi sono usati come mangime per gli uccelli e anche per produrre olio. La varietà usata come droga è tipicamente la cannabis indica. Anche la cannabis sativa ha comunque, un ridotto effetto psicoattivo. II “principio attivo” (cioè l’elemento determinante per gli effetti psicoattivi) della cannabis è il delta-9-tetraidrocannabinolo (delta-9THC, abbreviato generalmente in “THC”), Sebbene il THC determini gran parte degli effetti psico-attivi, i suoi effetti non possono essere considerati equivalenti a quelli di tutta la pianta.
Il contenuto di THC (espresso in percentuali) è variabile a seconda della specie e delle condizioni di crescita. Le parti più ricche di THC sono le sommità fiorite, meno ricche le foglie. Il THC può essere prodotto anche persintesi.
Dalla pianta di cannabis sì ottengono diversi prodotti psico-attivi:
- hashish: secrezione resinosa delle sommità fiorite, agglomerata in blocchi;
- marijuana: mistura di prodotti dell’intera pianta;
- ganja: sommità fiorite;
- sinsemilla: marijuana coltivata in maniera particolare che non contiene semi
- olio di cannabis: concentrato alcoolico.
Il contenuto di THC è generalmente superiore per l’hashish che per la marijuana: convenzionalmente si attribuisce alla marijuana un contenuto dell’1%, all’hashish del 5%. In realtà, la marijuana può raggiungere (in determinate condizioni di crescita, specie se coltivata in serra) contenuti di THC tino al 10%, l’hashish fino al 15%; l’olio ha contenuti tra il 20 e il 55%.
Il contenuto di THC decresce col tempo: in media del 3-5% al mese, il deterioramento è accresciuto dal calore e dalla luce. Marijuana e hashish vengono generalmente fumati. Con questa modalità dì assunzione, parte del THC viene distrutta dal calore, e i polmoni ne assorbono circa la metà. Gli effetti iniziano qualche minuto dopo l’assunzione, raggiungono il massimo dopo circa mezz’ora, cominciano a diminuire dopo un’ora e svaniscono dopo circa tre.
La cannabis può essere anche ingerita, generalmente impastata in cibi dolci (”space cake”). In questi casi l’assorbimento del THC è molto inferiore (1/3) a quello polmonare, l’effetto inizia dopo circa 45′ a stomaco vuoto, dopo un paio d’ore a stomaco pieno, e dura da 6 a 12 ore. Rispetto alla pratica del fumo, sono necessari quantitativi maggiori a parità di effetto, d’altra parte, a differenza che per il fumo, è praticamente impossibile una somministrazione graduale, che permetta un controllo del livello degli effetti.
II decotto di cannabis (cioè il liquido che residua da ebollizione per almeno un’ora) è molto usato in India con il “bhang”; l’ebollizione prolungata sembra determinare un aumento del 40% del contenuto di THC. L’olio di cannabis viene in genere fumato insieme al tabacco.
I prodotti della cannabis presenti sul mercato illegale non sono generalmente sofisticati. Fa eccezione l’olio, che sul mercato USA è spesso tagliato con sostanze farmaceutiche (come il PCP, un tranquillante per uso veterinario, piuttosto tossico).
Con uso continuato di cannabis, è dimostrato un certo livello di tolleranza (necessità di aumento delle dosi). La tolleranza si estingue dopo una interruzione dell’uso per un paio di giorni . Non è dimostrata con l’uso di cannabis una vera e propria dipendenza fisica.
Sul problema si è così pronunciata l’O.M.S. nel 1965:
“[…] Assenza di dipendenza fisica, così che non esiste una definita e caratteristica sindrome dì astinenza”
La questione della dipendenza psichica è stata così riassunta dalla Commissione Canadese del 1972:
“[…] Molti consumatori trovano evidentemente la cannabis desiderabile e piacevole, e spesso escono per acquistarla, a rischio di severi provvedimenti legali, tuttavia, non sembra si sviluppino l’insaziabilità e l’urgenza della dipendenza da oppiacei, barbiturici, alcool e tabacco…”
La cannabis è usata spesso assieme ad altre persone in circostanze in cui una serie di altri fattori è essenziale al raggiungimento della gratificazione: musica, un certo tipo di abbigliamento e di consumi, ecc.. In questo contesto, la dipendenza psichica da cannabis ha lo stesso valore della dipendenza dagli altri fattori.
Alcuni effetti fisici sono:
- L’arrossamento degli occhi
- La diminuita salivazione (che si traduce in un senso di “bocca secca”)
- Accelerazione del polso e diminuzione della pressione del sangue in posizione eretta.
Schematicamente, gli effetti psicologici della cannabis si concretano in diversi aspetti:
- Percezioni sensoriali : Con l’uso di cannabis, le percezioni non vengono alterate, ma vengono intensificate e in certi casi possono essere interpretate in maniera diversa da quella dello stato di normalità. Questa diversità può essere meglio compresa con un esempio. Quando vediamo un oggetto esterno, la sua forma viene riprodotta come immagine dall’organo della vista, che è l’occhio; l’immagine viene interpretata dal cervello, che te attribuisce un significato preciso; l’occhio agisce insomma come una macchina fotografica, e l’elaborazione mentale traduce l’immagine nell’idea di un oggetto riconoscibile. Quando l’immagine è alterata, si ha una “allucinazione”. La cannabis non altera l’immagine, ma può alterare l’interpretazione a livello mentale. Con l’uso dì cannabis si può determinare una percezione più acuta dei contorni, dei colori, delta profondità delle immagini; in certi casi, si può avere l’impressione di forme e significati particolari in immagini visive di oggetti che hanno funzioni del tutto diverse.
Uno degli effetti più tipici della cannabis è quello sulla percezione sonora. I consumatori percepiscono in misura più marcata la separazione spaziale delle fonti sonore; i suoni possono evocare immaghi e colori. Ascoltando la musica, viene particolarmente apprezzata qualità dei suoni, e in certi casi vengono percepiti nelle linee armoniche significati particolari. - Riferimenti spazio-temporali : Possibili modifiche della interpretazione delle distanze, che possono apparire più lunghe o più brevi. Marcata e tipica la percezione di temporale, collegata con la diminuzione dei legami col passato e col futuro. Ne deriva una particolare concentrazione in tutto ciò che accade nel momento presente.
- Processi mentali : Un effetto tipico è quello di indebolimento della memoria immediata, fino al punto di non ricordare l’inìzio della conversazione. Questo effetto è stato riscontrato soltanto a dosaggi alti.
Gli effetti più frequentemente riferiti dai consumatori sono:
- La maggiore accettazione delle contraddizioni e dell’ambiguità, maggiore recettività al lato comico delle situazioni;
- Significati diversi e profondi in situazioni familiari e scontate (jamaìs vu : L’esperienza del “jamaìs vu” può provocare, in dosi forti e/o in soggetti impreparati, ad uno Spiacevole senso di “depersonalizzazione” e di perdita dell’identità);
- Tendenza all’introspezione;
- Pensieri vaganti, associazioni vivaci e spontanee, sensazione di aumento dell’immaginazione;
In linea generale, sembra che la cannabis abbia un effetto intrinsecamente positivo sull’umore, determinando rilassamento, serenità, tendenza al ridere. La facilità al ridere, (a volte in maniera irrefrenabile), riferita spesso dai consumatori iniziali, meno da quelli abituali. Le emozioni possono essere amplificate, ma anche in senso negativo:
ciò può provocare reazioni negative di una certa gravità.
La tossicità della cannabis si manifesta con effetti sia acuti che cronici.
Gli effetti acuti sono quelli che vengono determinati anche da una singola dose, e si manifestano durante lo stato di intossicazione.
Gli effetti cronici derivano dall’uso prolungato della sostanza e incidono sullo stato psico-fisico dei consumatori anche al di fuori dello stato di intossicazione.
L’uso dì cannabis può provocare una serie dì disturbi :
- Apparato cardio-circolatorio : tachicardia (aumento delle pulsazioni cardiache), giramenti di testa, svenimenti;
- Apparato gastro-intestinale : nausea, vomito, diarrea;
- Apparato nervoso e motorio: mal di testa, torpore, insonnia, tremori, incordinazìone motoria;
Più di ogni altra droga, la cannabis evoca nell’opinione corrente l’immagine di sostanza “voluttuaria”, diametralmente opposta a quella dì strumenti “utili” quali le medicine. In realtà, la cannabis ha una serie di effetti terapeutici, alcuni dei quali hanno avuto importanti conferme sul piano scientifico.
La cannabis è stata usata per secoli nella medicina tradizionale di alcuni paesi, come l’India.
In Occidente, è stata usata fino all’inizio del secolo XX come antidolorifico, anticonvulsivo e calmante. Successivamente è caduta in disuso, rimpiazzata dai derivati sintetici dell’oppio.
A partire dal 1978, l’uso di cannabis come medicamento è stato autorizzato in USA per:
- Il trattamento del glaucoma;
- L’inappetenza provocata dai farmaci chemioterapici (usati dai malati di cancro);
- L’asma bronchiale;
- La sclerosi multipla.
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